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Dimora Barocca e Museo

Storia

Il palazzo ducale di Ariccia è un esempio unico al mondo di “interno barocco”, una vera capsula del tempo che conserva miracolosamente l’arredamento e la disposizione originaria delle sale: la residenza privata di una grande famiglia rimasta intatta, con molti arredi disegnati da Bernini e dalla sua bottega. La sua visita è un viaggio a ritroso nel tempo, che ci catapulta nel passato della grande aristocrazia italiana.

Il palazzo, unitario e armonioso nel suo aspetto esteriore, è il risultato di una radicale ristrutturazione che trasformò nel XVII secolo l’antico castello Savelli in una fastosa dimora barocca.

La fabbrica originaria, caratterizzata da stratificazioni medioevali e rinascimentali, era stata ampliato nell’ultimo decennio del ‘500 dal cardinale Silvio Savelli (1550-1599) su progetto dell’architetto Carlo Lambardi, costruendo l’ala ovest verso Roma, corrispondente a circa la metà del prospetto a sinistra dalla piazza.

Visita Palazzo

Il piano nobile, che ha il suo fulcro nella Sala Maestra, è diviso in due settori tra loro indipendenti. L’ala est, accessibile dalla “scala maestra”, ospitava l’appartamento del principe Chigi articolato attorno alla Sala da pranzo d’Estate, mentre l’ala ovest, accessibile dalla “scala nera”, era destinata al primogenito, attorno alla Sala dell’Udienza (Salone Giallorosso).

La necessità di una sede adeguata al fasto e al prestigio della famiglia, che nel ‘700 raggiunse il suo apogeo con il pieno inserimento nell’aristocrazia nera papalina e la nomina al maresciallato di Santa Romana Chiesa, comportarono la necessità di un ampliamento del palazzo con la costruzione dell’ala nord-ovest su commissione di Augusto Chigi nel 1740.

Restauri

Nel corso degli oltre trent’anni trascorsi dell’acquisizione pubblica di Palazzo Chigi (dicembre 1988), sono stati eseguiti radicali lavori di restauro strutturale, architettonico e funzionale dell’immobile, che hanno reso possibile la sua completa fruibilità. Ulteriori lavori hanno interessato il Parco annesso, con la messa insicurezza dei principali manufatti.

Contestualmente è stata avviata un’imponente campagna di restauro e manutenzione degli arredi, tra quadri, cornici, mobili e manufatti vari, estesa anche alle decorazioni murarie, che si presentavano in stato di abbandono o in precarie condizioni conservative.

Ad oggi oltre il 90% del materiale mobile è stato sottoposto ad interventi conservativi, coinvolgendo istituzioni pubbliche preposte alla tutela, sponsorizzazioni private e con interventi diretti, prevalentemente senza spese per l’ente o con oneri limitati al solo costo dei materiali.

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