Image Alt

Restauri dell’immobile

Restauri dell’immobile

Nel corso degli oltre trent’anni trascorsi dell’acquisizione di palazzo Chigi, soprattutto nell’ultimo decennio del secolo scorso, sono stati eseguiti lavori di restauro strutturale, architettonico e funzionale dell’immobile, che hanno reso possibile la sua completa fruibilità.

Tra il 1990 e il 1992 vennero attuati radicali lavori di adeguamento statico della fabbrica, impresa Venturini, che versava in pessime condizioni, con rifacimento e consolidamento totale di tutte le coperture e delle murature, scongiurando il pericolo di crolli che eventi sismici avrebbero potuto causare. I criteri dell’intervento sono stati eminentemente conservativi, adottando materiali tradizionali secondo il principio del “costruire a regola d’arte”, evitando il cemento armato e limitando l’uso di quelle tecnologie contemporanee invasive, risultate incompatibili con le antiche strutture.

Nel 1996 sono stati eseguiti i restauri delle facciate del palazzo, approfittando della presenza dei ponteggi per il fallimento della ditta Venturini. L’appalto prevedeva due soli fronti, ma le economie del ribasso consentirono il restauro l’intero edificio, utilizzando tinte a calce con riprese di intonaci a grassello di calce e locale pozzolana di peperino.

Risalgono al 1998-1999 i lavori di ristrutturazione di tutti gli interni, con finanziamenti statali destinati al Grande Giubileo del 2000, che interessarono la sistemazione del piano mezzanini e degli altri piani del palazzo, compresa la realizzazione degli impianti elettrici, antincendio, antintrusione, riscaldamento e di due ascensori a servizio delle due ali dell’immobile.

Il palazzo, in conseguenza del suo recupero statico e della completa riqualificazione, ha assunto una destinazione polifunzionale, come museo di sé stesso, sede di mostre, convegni, conferenze, concerti e di svariate attività culturali, un vero e proprio “tempio della cultura” (Vittorio Sgarbi, 2001).

Nel riallestimento degli interni, sono stati adottati criteri rigorosamente conservativi, limitando modifiche e spostamenti di opere e arredi al rispetto della stratificazione storica dell’edificio, in sintonia con antichi inventari e fotografie d’epoca.

Si è cercato di conservare le caratteristiche di vissuto delle sale, limitandone la musealizzazione alle esigenze di visita e di migliore fruizione, nel rispetto della dimora. Le opere d’arte infatti in contesti come questo non debbono essere fruite singolarmente, nella loro individualità – come avviene nei musei tradizionali, surrogato di luoghi non più esistenti, abbandonati o soggetti a cambiamenti di destinazione, che le riuniscono per scuole secondo criteri cronologici -, ma come parte di un “contesto” storicizzato. Elementi dell’arredamento e della storia dell’insieme, in relazione al gusto dei principi che l’hanno abitati nei secoli.

Tra il 2001 e il 2002 ulteriori lavori hanno riguardato alcuni interni, la sistemazione del piazzale del parco, il restauro del bastione del cortile, l’illuminazione del cortile e del piazzale del parco.

Ulteriori interventi hanno interessato la ridipintura delle facciate verso piazza di Corte e quella verso Genzano, con finanziamento regionale, eseguiti nel 2009-2010.

Il consolidamento strutturale del pavimento dell’altana per consentirne l’agibilità al pubblico e la costruzione di un ascensore di collegamento con il piano mezzanini destro, adibito a mostre temporanee (2011-2014), i successivi interventi sull’impianto elettrico e l’allestimento (2017-2019), hanno reso possibile l’accessibilità completa di questa zona del palazzo. Un’area di grande bellezza per la visione panoramica sull’intero territorio dei Colli Albani e la campagna romana fino alla capitale.

Nell’autunno del 2017 tutti i corpi illuminanti dell’intero palazzo sono stati sostituito con luci al Led di ultima generazione, a seguito di finanziamento regionale, coinvolgendo esclusivamente manodopera comunale, allo scopo di ridurre i costi gestionali.

Facebook
Facebook Pagelike Widget
Instagram
Youtube