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Museo del Barocco

Il Museo del Barocco è formato da una prestigiosa raccolta di dipinti del XVII e XVIII secolo pervenuti attraverso donazioni e lasciti, prevalentemente tra il 2002 e il 2008, con ulteriori aggiunte successive.

Nato dietro un’idea dello storico dell’arte Maurizio Fagiolo dell’Arco (1939-2002) e sviluppato su impulso dell’arch. Francesco Petrucci, conservatore del palazzo, è stato aperto al pubblico il 9 novembre 2008.

La quadreria, formata prevalentemente da dipinti di scuola romana, è ubicata al piano mezzanino sinistro, ala ovest. Circa 300 opere esposte, tra dipinti e un nucleo di disegni, che confermano la funzione guida del Palazzo Chigi come riferimento per l’arte barocca romana, data la particolare coerenza, omogeneità e sistematicità delle collezioni confluite. Non mancano nella raccolta aperture in altri ambiti culturali, per la presenza di artisti di varia provenienza.

II Museo è costituito prevalentemente dalle collezioni Lemme, Fagiolo, Laschena e Ferrari, oltre ad altre donazioni particolari. Le opere sono presentate nell’allestimento con una “disposizione a quadreria”, sul modello delle antiche dimore romane, in consonanza con le caratteristiche storiche dell’immobile. La disposizione preserva l’unità dei nuclei collezionistici, ma anche un carattere didattico attraverso la divisone per scuole.

Collezione Fagiolo

Costituisce il primo nucleo del museo, con 48 dipinti donati nel 2002 dallo storico dell’arte Maurizio Fagiolo dell’Arco (Roma 1939 – 2002). Le opere offrono una panoramica sul Seicento romano, illustrato nelle sue varie correnti artistiche (classicismo, barocco berniniano e cortonesco), con opere del Cavalier d’Arpino, Giovanni Baglione, Sassoferrato, Jean Lemaire, Jacques Stella, Jan Miel, Andrea Sacchi, il Borgognone, Giovanni Maria Morandi, Giuseppe Passeri e altri. Di notevole rilevanza il nucleo di artisti berniniani, con dipinti di Giovan Battista Gaulli “il Baciccio”, tra cui l’autoritratto, Ludovico Gimignani, Guglielmo Cortese “il Borgognone”, compreso uno studio del Bernini per Santa Maria in Via e il famoso Sanguis Christi, dipinto dal Borgognone copiando un disegno del maestro. Sono presenti anche due tele di Pietro da Cortona, tra cui l’incompiuto ritratto di Innocenzo X, e varie opere degli allievi, Giacinto Gimignani, Ciro Ferri e Giovan Battista Lenardi. Il tardo seicento è rappresentato da ben quattro dipinti di Andrea Pozzo, compreso un rarissimo studio illusionistico per una finta cupola, vicino a quella di Sant’Ignazio.

Francesco Petrucci e Maurizio Fagiolo dell'Arco
Maurizio Fagiolo dell'Arco e Sir Denis Mahon, 19.11.1999
Denis Mahon, M. Fagiolo, F. Peretti, 19.11.1999

Collezione Lemme

Di fondamentale importanza la donazione della collezione Lemme, la più importante quadreria privata di nuova formazione di dipinti del ‘600 e ‘700 romano, raccolta da Fabrizio e Fiammetta Lemme (scomparsa nel 2005). Costituita da 128 dipinti, è stata oggetto di notifica da parte del Ministero dei Beni Culturali e Ambientali come un complesso di elevato interesse storico artistico (Decreto del 1° dicembre 1998).
Per il ‘600, ai preziosi dipinti del Cavalier d’Arpino, Domenico Fetti, Angelo Caroselli, Mattia Preti, Giacinto Brandi (due soggetti di storie bibliche, oltre ad altre opere, si affermano come i suoi capolavori), Daniel Seiter, Giovanni Maria Moranti (Le Tre Marie, opera proto-neoclassica), si aggiungono quelli di artisti di scuola berniniana come Guillaume Courtois “il Borgognone”, Ludovico Gimignani, Giovan Battista Gaulli “il Baciccio”, di scuola cortonesca come Lazzaro Baldi, Giacinto Gimignani, Ciro Ferri.

Tra gli allievi del Gaulli figurano i due principali: Giovanni Odazzi e Ludovico Mazzanti. La corrente marattesca, che ebbe vitalità anche nel corso del ‘700, è espressa da opere del caposcuola Carlo Maratta, tra cui il Battesimo del centurione Cornelio per San Pietro, dipinti di Giuseppe Bartolomeo Chiari, Giuseppe Passeri, Agostino Masucci, etc..
Numerosi quadri documentano le correnti della pittura del ‘700, con tele di Benedetto Luti (tra cui un capolavoro come Il Miracolo della Beata Albertoni), Francesco Fernandi detto “l’Imperiali” (due straordinari episodi di storia antica), Placido Costanzi, Marco Benefial, Pompeo Batoni (il San Bartolomeo appartenuto al grande studioso A. M. Clark), Sebastiano Conca, Domenico Corvi, Corrado Giaquinto, Giuseppe Cades, Laurent Pecheaux, Antonio Cavallucci, Francesco Manno, che permetteranno di ripercorrere l’evoluzione della pittura romana tra barocco e neoclassicismo.
Parte integrante della collezione bozzetti e modelli per pale d’altare e cicli decorativi di chiese e palazzi romani, come il bozzetto del Borgognone per Sant’Andrea al Quirinale, quello di Ludovico Gimignani per la pala dell’Assunta di Ariccia (due chiese berniniane) o quello di Ermenegildo Costantini per Palazzo Borghese. In tal senso la raccolta è un vero e proprio riflesso della cultura figurativa romana, quasi uno “specchio di Roma Barocca”, con un valore intrinseco – le opere d’arte in sé – ed uno riverberato, in quanto richiamo a fabbriche e monumenti importanti della capitale e del suo circondario.

La grande ritrattistica romana del ‘700 è espressa da ritratti di Pierleone Ghezzi, Antonio David, Louis-Gabriel Blanchet, Sebastiano Ceccarini, Pietro Labruzzi, gli autoritratti di Jean-François de Troy, Marcello Bacciarelli, Giovan Domenico Campiglia.

Fabrizio Lemme e Francesco Petrucci, allestimento mostra collezione Lemme, novembre 2007
Cena in onore di Fabrizio Lemme - 15.11.07

Collezione Laschena

La collezione Laschena, formata da Renato Laschena, Presidente Emerito del Consiglio di Stato recentemente scomparso (2007), è costituita da dipinti del Barocco Romano, prevalentemente del Seicento. Si tratta di una delle più note e prestigiose quadrerie private romane, le cui opere sono state pubblicate in riviste scientifiche, cataloghi di mostre e repertori.

Il nucleo donato al Palazzo Chigi di Ariccia è costituito da 14 dipinti, tutti caratterizzati da notevole qualità e in gran parte pubblicati. La peste a Napoli è un raro Mattia Preti con piccole figure, il Sant’Andrea di Giovan Battista Gaulli “il Baciccio”, vero capolavoro, è riferibile alla produzione di influsso berniniano del caposcuola genovese; notevole la coppia di tele lanfranchiane di Giacinto Brandi, tra i massimi pittori attivi a Roma nella seconda metà del Seicento, come anche il Cristo con Marta e Maria di Daniel Seiter, mentre la coppia di bozzetti di Giuseppe Bartolomeo Chiari e l’Adamo ed Eva di Agostino Masucci documentano i due massimi allievi del Maratta; sono presenti tele di Luigi Garzi, Pierleone Ghezzi e la veduta con Rovine e Presepio di Viviano Codazzi, probabilmente di provenienza Chigi.

Oreste e Franca Ferrari, Francesco Petrucci, 23.11.1999
Rossana Laschena e l'On. Giro all'Inaugurazione del Museo del Barocco e della collezione Laschena, 9.11.2008

Collezione Ferrari

Il professore Oreste Ferrari (Roma 1927 – 2005), direttore e fondatore dell’Istituto del Catalogo e Documentazione del Ministero dei Beni Culturali, direttore della rivista “Storia dell’Arte” con Maurizio Calvesi, membro dell’Accademia dei Lincei e dell’Accademia di San Luca, è stata una delle personalità eminenti nel panorama culturale e storico-artistico italiano della seconda metà del Novecento.

Tra le opere donate dalla moglie del professore, Franca Boschetti Ferrari, si segnala la straordinaria Strage degli innocenti di Michele Rocca, artista presente anche nella Collezione Lemme, il più originale interprete del Rococò romano. Sono presenti dipinti di Cornelis van Poelenburgh, Salvator Rosa, Luca Giordano, Pietro Bardellino, Domenico Antonio Vaccaio, con apertura verso la scuola napoletana.

Altre donazioni

Ai quattro nuclei collezionistici principali si aggiungono opere donate da Ferdinando Peretti (70 disegni di Giacomo Zoboli, dipinti di Francesco Trevisani e Filippo Lauri ed altri artisti), Duccio K. Marignoli (Placido Costanzi, Ritratto di George Keith), Vittorio Casale (disegno di Marco Benefial), Raniero Gnoli (Alessandro Mattia da Farnese), Luciano Grimaldi (Bernardino Capitelli, Ritratto di Taddeo Barberini). Numerose incisioni sono state donate da Beatrice Canestro Chiovenda e Alberto Laudi. Antonio Canestro, figlio di Beatrice, ha donato la collezione di dipinti della madre. Tra le più prestigiose e recenti acquisizioni una rara terracotta di Melchiorre Cafà donata da Francesca Galante in memoria del marito, l’illustre studioso Valentino Martinelli (2019).

Ferdinando e Matteo Peretti, 29 novembre 2014
F. Petrucci, Valeria Di Giuseppe Di Paolo e Ferdinando Peretti 28.6.2014
Da sx Valentino Martinelli, Gian Tomaso Liverani, Fabio Sargentini (1965 ca.)

La biblioteca di storia dell’arte

Ai fondi librari originari della collezione Chigi, acquisiti nel 1988 con il palazzo, si sono aggiunte numerose donazioni per una biblioteca specializzata sul Rinascimento e Barocco Romano.

Il primo fondo di eccezionale interesse acquisito è la biblioteca di Deoclecio Redig de Campos, già direttore dei Musei Vaticani, incentrata prevalentemente sul Rinascimento e Barocco.  La storica dell’arte Beatrice Chiovenda Canestro ha donato al Palazzo Chigi la sua biblioteca  di storia dell’arte, con libri antichi e rari volumi sull’arte barocca. Ulteriori donazioni, sempre incentrate sull’arte del 600 e del 700, sono pervenute tramite Oreste Ferrari ed altri donatori. Si tratta quindi di una biblioteca specialistica, di alto valore scientifico.

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